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Avetrana

Comune di 73,25 Kmq, a 46 Km a sud-est del capoluogo e a 62 metri sul livello del mare, da cui è separato da basse colline dette  Serre o monti della Marina.

Gli abitanti, detti avetranesi sono 8.442. Il patrono è San Biagio, vescovo armeno di Sebaste, onorato per la protezione che concede agli animali e a quanti sono ammalati di gola.

Lo stemma raffigura tre monti, che si elevano  dalla pianura, e reca inciso a lettere dorate Ave e Trana rispettivamente nella parte superiore e in quella inferiore.

 

Il paese risale al IX secolo, al tempo della guerra greco-gotica anche se graffiti, monete in bronzo e alcuni resti di strutture abitative ci inducono a retrodatare l’origine al II-I secolo a.C; infatti, nella caverna dell’Erba, sono state rinvenute in successione stratigrafica ceramiche dipinte e materiali del sub appenninico e dell’età  del ferro, che attestano la frequentazione del sito già in quei periodi.

Per quanto riguarda il toponimo secondo alcuni storici va riportato al distruzione dei tre paeselli di Santa Maria del Casale, di San Giorgio e di Madonato ad opera dei terribili Saraceni. I profughi dei tre paesi ne fondarono uno nuovo, il nome deriverebbe dall’aggettivo  vetustus o veteranus. Secondo altri, invece, nel 1118 la contessa Teodora aveva voluto che in Lecce fosse edificata una chiesa  dedicata  a Maria Vergine, chiesa  che suo fratello Goffredo, come di Lecce, pensò bene di riservare agli esercizi spirituali dei suoi "veterani", stanchi delle fatiche dei campi di battaglia; da qui il nome chiesa dei Veterani. In un secondo momento la contessa dotò la chiesa di terra e il paese, che vi sorse intorno, prese il nome di Veterana, da cui poi e infine Avetrana.

Avetrana fu un feudo di notevole importanza che vide avvicendarsi molte famiglie nel suo casale medievale di Santa Maria della Vetrana. Nel 1311 lo troviamo infeudato ai baroni De Iserio, poi le sue terre appartennero tra gli altri ai conti di Lecce, ai Montefuscoli, agli Albrizio (1583) che presero il titolo di principi di Avetrana, fino a quando fu acquistato, nel 1639, dalla antica famiglia genovese degli Imperiali. IL primo principe, con privilegio del 29 ottobre 1639, fu Davide detto marchese d’Oria e principe di Francavilla. La  linea diretta  della famiglia Imperiale si stinse nel 1789 e tutti i beni tornarono alla Corona, Avetrana venne ceduta ai Romano di Brindisi e, nel 1804, ai Filo di Altamura.

Avetrana conserva pochi resti dell’antica "terra"  e ha un aspetto prevalentemente moderno; la pianta è imposta  regolarmente su una raggiera  di strade rettilinee divergenti.

Il castello è stato costruito sulle fortificazioni di Santa Maria della Vetrana probabilmente nel 1350, quando il casale fu infeudato a Pietro Tocco e, alla fine del XVI secolo, fu ampliato per volere del feudatario del tempo, il barone Iserio. E’ dominato da un potente mastio parallelepipedo; accanto vi sono due piccole torri quadrangolari, collegate da un cortile, e a  nord  un torrione  cilindrico  casamattato. Per tre lati è circondatola un fossato. Attualmente il complesso consta del castello vero e proprio della residenza aggiunta successivamente.

La Cattedrale di san Giovanni Battista, costruita nel XVIII secolo, presenta  una semplice  e armoniosa facciata e l’interno a tre navate  conserva un altare maggiore  in tufo con decorazioni ai lati, un pulpito ligneo della seconda metà del XVII secolo e un organo a mantice con la cantoria; il suo campanile  è stato eretto in due epoche diverse come testimoniano la parte inferiore in stile romanico e la parte superire della chiesa. La cappella di santa Maria del Casale  risale al IX secolo ed è la più antica tra quelle esistenti nel territorio di Avetrana; probabilmente esisteva già al tempo dell’invasione saracena.

Il palazzo degli Imperiali, che era adibito a resistenza del principe di Francavilla, il quale lo utilizzava periodicamente durante le battute di caccia oppure per la riscossione delle tasse da parte dei coloni, fu costruito nel 1693 e in esso sono evidenziate le tracce barocche nelle balaustre basse e nelle mensole; la  facciata presenta un grande portone di ingresso.

Tratto da "Appunti di Viaggio - Iter attraverso le permanenze storico-artistiche della provincia di Taranto", testi di Maria Giovanna Russo Cadorna ed. Provincia di Taranto - Presidenza del Consiglio, 2001

Per maggiori informazioni: http://www.comune.avetrana.ta.it

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